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dei film in uscita il 19 settembre
È nelle sale da venerdì 19 settembre il nuovo film dei fratelli Dardenne, Il matrimonio di Lorna, storia di una ragazza albanese che, pur di realizzare i suoi sogni e vivere in Belgio, si adatta a sposare un giovane drogato, sperando che, una volta morto suo marito per un'overdose, lei possa essere finalmente libera di fare ciò che desidera. Ma il suo giovane consorte, invece, vuole continuare a vivere. E le vicende si complicano.
Abbandonando la camera a pugno in 16 millimetri, i fratelli Dardenne compiono con Il matrimonio di Lorna (Premio per la miglior sceneggiatura all'ultimo Festival di Cannes) una svolta nella forma, ma non nella sostanza. Jean-Pierre e Luc Dardenne insistono: a segnare una vita non è il destino, ma il desiderio di riappropriarsi di un'umanità svanita nella selva delle violenze quotidiane. Gli immigrati ne sanno qualcosa. Le donne pure. Lorna appartiene ad entrambe le categorie sociali più discriminate della società contemporanea. Come tante altre albanesi della sua età, sbarca nell'eldorado europeo con la convinzione che nulla potrà ostacolare il suo sogno di aprire un baracchino assieme al suo fidanzato Sokol. Ma la strada è lunga e difficile. Di mezzo ci si mette la mafia albanese, che per fare soldi organizza matrimoni falsi tra europei e immigrati. Sembra un gioco da ragazzi, ma non lo è. Almeno non per chi come Lorna (incarnata da una staordinaria Arta Dobroshi) è costretta a sposare un tossicodipendente (Claudy) per acquistare la nazionalità belga. Una volta cittadina europea, Lorna deve poi fare i conti con le logiche di profitto implacabili dell'organizzazione criminale che dopo Claudy, le assegna un immigrato russo da regolarizzare. Per sposarlo però, bisogna accelerare il divorzio con il tossicomane senza destare il sospetto dell'amministrazione. Problema: Claudy si innamora di Lorna, promettendole addirittura di volersi disintissocare. Per la giovane albanese, l'ostacolo è improvviso quanto intollerabile. Eliminarlo è l'unica soluzione possibile per sbarcare il lunario. Ma a quale prezzo?
In questa intervista rilasciata a Panorama.it pochi giorni prima dell'uscita del film nelle sale italiane, i registi belgi riaffermano il loro desiderio di continuare ad interrogarci su come sia possibile preservare la propria umanità in contesti di inaudita violenza sociale e morale.
Cosa vi ha spinto ad affrontare il tema dell'immigrazione?
Questo non è un film sull'immigrazione, ma su una donna di circa 30 anni che, contrariamente a personaggi come Rosetta o Sonia (L'Enfant), ha già un vissuto da raccontare.
Quindi l'immigrazione è solo un pretesto...
Sì e no. La sceneggiatura è nata da una testimonianza raccolta alcuni anni fa presso un'operatrice sociale a Bruxelles. Suo fratello era un tossicodipendente contattato dalla mafia albanese per sposare una prostituta albanese in cambio di soldi, prima del matrimonio e dopo il divorzio. Lo scopo era consentire alla ragazza di acquistare la cittadinanza belga. Ma per esperienza questa operatrice sapeva che, per scongiurare i rischi e massimizzare i profitti, i mafiosi preferiscono provocare il divorzio attraverso la morte per overdose del tossico.
Ma Lorna non è una prostituta...
Ed è qui che nasce tutto l'interesse del film. Lo stereotipo della prostituta albanese avrebbe condannato il personaggio centrale del film a porsi come vittima delle conseguenze più estreme della logica del profitto. Invece volevamo una ragazza normale, disposta a rendersi complice di una macchinazione spaventosa pur di raccogliere i soldi necessari per realizzare il suo sogno: aprire uno snack-bar con il suo vero fidanzato e sfondare in Europa. Ma in realtà, fino a che punto Lorna è disposta ad arrivare per favorire la morte di Claudy (il tossico interpretato da uno straordinario Jérémie Renier, ndr)? La trama del film è quindi costruita sul rapporto di Lorna con la sua coscienza e la sua disponibilità a sacrificarla. Purtroppo, il prezzo da pagare per accedere al benessere europeo può rivelarsi eccessivo per una donna "normale" come Lorna, protagonista e vittima delle sue ambizioni sociali.
La protagonista del film è interpretata da Arta Dobroshi, un'attrice originaria del Kosovo costretta a recitare in francese. A cosa dobbiamo questa scelta?
La nostra decisione è stata dettata dalla storia che ci aveva raccontato l'operatrice sociale menzionata poco fa. Abbiamo inviato uno dei nostri assistenti a Pristina, Skopje e Tirana per selezionare una ragazza che potesse interpretare il ruolo di una donna albanese. Il casting ha coinvolto un centinaio di giovane attrici professioniste. Tra loro, ci aveva colpito Arta Dorboshi. Per dissipare i dubbi ci siamo recati a Sarajevo, dove vive, chiedendole di camminare, correre, cantare e recitare alcune scene del film. Dopo di che Arta è stata invitata a Liegi, dove abbiamo organizzato alcune riprese assieme a Jérémie Renier e Fabrizio Rongione. Poco prima di lasciare il Belgio, eravamo convinti che Arta sarebbe stata perfetta per incarnare Lorna. Sapevamo che la lingua poteva costituire una trappola, da cui la nostra decisione di chiederle di recitare in francese come se fosse un'albanese sbarcata da pochi anni in Europa.
Che cosa associa Il matrimonio di Lorna ai vostri film precedenti?
Da sempre siamo curiosi di capire il modo con cui i nostri protagonisti riusciranno o meno a salvarsi da un contesto infernale, se non disumano. In altre parole, come ci poniamo di fronte al Male? Che scappatoie ci sono? In che modo è possibile fare marcia indietro? E quali saranno le conseguenze di questa decisione? Oggi abbiamo la netta sensazione che la lotta per la sopravvivenza si fa sempre più spietata. Il matrimonio di Lorna ne è la dimostrazione. La protagonista proviene da un paese povero, l'Albania, quindi sa cosa significa vivere nella precarietà e affidare il proprio destino alla solidarietà. Eppure, una volta giunta in Europa non esita a rendersi complice con la mafia della morte di un tossicodipendente. Come mai? Fortunatamente, a salvare Lorna saranno i suoi rimorsi. In un un mondo così cruento, il senso di colpa è l'unico sentimento che ci consente di accedere all'umanità. Per colpevolezza intendiamo la responsabilità che gli altri ci richiedono per offrire loro un'opportunità nella vita. Nel film, Claudy (il tossicodipendente) non fa altro che mettere Lorna di fronte alle sue responsabilità: sei sana, io sono malato, solo tu puoi salvarmi. Per Lorna si tratta di una scelta difficile: o salva Claudy e mette a repentaglio il suo piano, oppure va avanti per la sua strada nell'indifferenza assoluta. Dal canto nostro, siamo stati ben attenti a non porre un giudizio morale sulla sua scelta. Il desiderio di Lorna di costruirsi una vita migliore con l'uomo che ama è del tutto legittimo. Il problema sono le pressioni enormi cui è sottoposta per agguantare la meta. La sua lotta è in balia tra l'essere vittima e carnefice delle sue ambizioni sociali.
Dalla fiction alla realtà. Che sguardo ponete sulle politiche europee in tema di immigrazione?
Non possiamo non essere preoccupati. Oggi l'immigrato è il capro espiatorio di governi europei incapaci di rispondere alle difficoltà enormi con cui si confrontano molti cittadini europei. I loro programmi sono condizionati da sondaggi che lasciano intendere che la sicurezza dovrebbe rimanere in cima alle loro agende politiche. Non neghiamo il fatto che tra gli immigrati ci siano persone poco per bene, voi in Italia ne sapete qualcosa con la mafia albanese, ma costruire una società sulla paura non porta da nessuna parte. La vicenda dei rom in Italia ne è una chiara dimostrazione. Vorrei sapere qual'è la proporzione di immigrati criminali nel vostro paese rispetto a coloro che si comportano bene e che rappresentano una linfa vitale per la vostra economia. In realtà, abbiamo il sospetto che gli immigrati clandestini facciano quasi più comodo al mondo imprenditoriale europeo, e non solo italiano, che alla classe politica.
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