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Anita B., il film di Roberto Faenza su un inedito dopo Auschwitz

Tra memoria e il bisogno di dimenticare si muove la storia di una ragazzina sopravvissuta ai campi di concentramento e ancora piena di voglia di vita

Anita B., il film di Roberto Faenza su un inedito dopo Auschwitz Anita B., il film di Roberto Faenza su un inedito dopo Auschwitz
Eline Powell e Robert Sheehan in "Anita B."
Credits: Good Films

Tag:  Andrea Osvart Anita B. Eline Powell Moni Ovadia Robert Sheehan

di Simona Santoni

Roberto Faenza è un regista non convenzionale, che abbraccia storie particolari, lontano da toni da commedia, e si affida ad attori fuori dal coro. Seguendo questa linea puntellata da alcuni film memorabili come Jona che visse nella balena (1993) e il bellissimo Prendimi l'anima (2002), anche oggi ha un racconto tutto suo da regalarci: Anita B., dal 16 gennaio nelle sale italiane. 

Piombiamo nel 1945, al confine tra Ungheria e l'allora Cecoslovacchia: Anita (Eline Powell) è una ragazzina sopravvissuta ad Auschwitz. Ha visto morire i suoi genitori nel campo di concentramento eppure, sopra i suoi zigomi pronunciati, gli occhi brillano di voglia di vita. La libertà è un invito verso il futuro. A Zvikovez, tra le montagne della Cecoslovacchia non lontane da Praga, i sudeti (i tedeschi che popolavano la zona dei monti Sudeti e le zone di confine dell'attuale Repubblica Ceca) vengono ricacciati in Germania e agli ebrei sono assegnate le loro abitazioni. Anita viene accolta in casa di sua zia Monika (Andrea Osvart), dove vive insieme al marito Aron (Antonio Cupo), il figlioletto Roby e il fratello di Aron, il giovane e attraente Eli (Robert Sheehan, il divo delle adolescenti protagonista della serie televisiva Misfits). Avida di abbandonarsi finalmente a un abbraccio, a racconti e ricordi lancinanti ma forse liberatori, dovrà invece sbattere contro la risoluta e fredda volontà di dimenticare di Monika e dei suoi famigliari. "Lascia Auschwitz fuori da questa casa", è la raccomandazione che le fa Eli. 

Anche la libertà, non sembra poi così assoluta: "i comunisti non sono così teneri con gli ebrei", la mettono in guardia. Avrà a che fare anche con diverse reazioni all'Olocausto, tra chi, fedele alla tradizione come zio Jacob (Moni Ovadia), sostiene che la Torah si tenga con due mani, la testa e il cuore, e chi, con spirito sionista, crede che si debba vivere con la Torah in una mano e un'arma nell'altra. Alcuni metteranno radici, altri si imbarcheranno per la Palestina, tutti alla ricerca di una nuova esistenza.

La storia è tratta dal romanzo Quanta stella c'è nel cielo di Edith Bruck, scrittrice di origini ungheresi, nata in una famiglia povera ebrea, che nel 1944, poco più che bambina, ha vissuto l'esperienza del ghetto, quindi Auschwitz, Dachau, Bergen-Belsen. Bruck ha anche scritto la sceneggiatura insieme a Faenza e Nelo Risi, in collaborazione con Iole Masucci. 

"Non è un altro film sull'Olocausto, ma piuttosto sulla memoria. Quella memoria che manca anche al nostro Paese e di cui è nemica su tutti la tv", ha detto il regista. "Il Giorno della memoria oggi viene visto addirittura come qualcosa di fastidioso. I ragazzi si lagnano: 'Oh, il solito film sui campi di concentramento'. E infatti abbiamo trovato difficoltà ad uscire in sala. Non mi è mai accaduto di uscire con 15-20 copie: è offensivo verso il pubblico". 

Un film come Sapore di te dei Vanzina è uscito in 400 copie. Anita B., distribuito dall'attenta Good Films, non ha la potenza emotiva di Prendimi l'anima, ma si avvale di valide interpretazioni e offre uno sguardo nuovo sull'Olocausto, poco raccontato, aprendoci le porte su quello che è avvenuto dopo, su cosa significava aver subito la ferocia nazista ed essere sopravvissuto. 

"Gli esercenti sentono 'Auschwitz' e non vogliono il film, senza guardarlo. Non so come spiegare che non è il solito film sull'Olocausto" racconta Faenza. "Sarebbe invece bello che lo vedessero prima di giudicarlo. Comunque ci diamo l'obiettivo di portare centomila ragazzi al cinema". 

"Sono serena perché viaggio verso il passato con un solo bagaglio: il futuro", è il pensiero di Anita sulla scena finale.

 
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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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