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I 10 film italiani più belli del 2012

Ecco i migliori prodotti del cinema nostrano. Da Diaz di Daniele Vicari a Io e te di Bernardo Bertolucci fino a Là-bas - Educazione criminale di Guido Lombardi

I 10 film italiani più belli del 2012 I 10 film italiani più belli del 2012
di Simona Santoni

Il cinema tricolore nel 2012 ha prodotto poco di entusiasmante e memorabile. Negli anni scorsi aveva saputo avvincermi di più e i podi delle top ten stilate erano tutti occupati da opere che mi hanno scosso, ognuno in maniera diversa (ecco le classifiche del 2010 e del 2011 ). Anche i registi più attesi non hanno centrato appieno il segno: da Bella addormentata di Marco Bellocchio mi aspettavo di più, come da Reality di Matteo Garrone o Magnifica presenza di Ferzan Ozpetek. Comunque, ecco i dieci film italiani più belli di questi 12 mesi, secondo me.

1) Diaz - Non pulire questo sangue di Daniele Vicari. Il regista laziale ci sa fare ed è impegnato senza sembrare fazioso. Lo ha dimostrato sempre quest'anno anche con il documentario La nave dolce, sulla prima imbarcazione ricolma di albanesi che ha toccato le coste pugliesi nel 1991. La sua ricostruzione dei fatti del G8 di Genova e soprattutto delle violenze della polizia alla scuola Diaz proseguite nella caserma di Bolzaneto sono un pugno nello stomaco. Vicari, nella sua volontà di mostrare verità, non rinuncia però al cinema, ordendo una trama corale e coinvolgente.

2) Io e te di Bernardo Bertolucci. Dopo quasi dieci anni di attività il maestro è tornato al cinema, per fortuna. La sua è una piccola gemma semplice e intensa. Pochissimi personaggi, un'ambientazione minimale come può essere una cantina assunta a rifugio da un adolescente solitario (Jacopo Olmo Antinori), un racconto lineare interrotto dall'irruente entrata in scena della sorella (Tea Falco) del ragazzino. Una storia di liberazione. La storia del ritorno del regista dopo che la malattia l'ha costretto sulla seggiola a rotelle. E una colonna sonora da brividi con la perla di Ragazzo Solo, Ragazza Sola, versione italiana di Space Oddity cantata nel 1969 da David Bowie, il cui testo italiano fu composto da Mogol.

3) Là-bas - Educazione criminale di Guido Lombardi. È la rivelazione dell'anno, entrata anche nella top ten dei film italiani candidabili all'Oscar (poi ha avuto la meglio Cesare deve morire). Il regista napoletano ci offre uno spaccato di camorra a Castelvolurno ma da un punto di vista originale, quello delle comunità africane immigrate. Ecco così che la lingua parlata è per lo più il francese, a volte l'inglese negli incontri tra boss, più raramente l'italiano. Un fatto di cronaca ispira la trama: l'uccisione di sei persone (innocenti) il 18 settembre 2008 nel quartiere africano della città da parte di sicari del clan dei casalesi.

4) È stato il figlio di Daniele Ciprì. Buona la prima di Ciprì lontano dal suo compagno di regia Maresco. Dramma grottesco che sa anche divertire, ha un'affascinante fotografia da tempi che furono, rievocando una Palermo degli anni '70. Nella tragicomica fotografia di famiglia siciliana spicca un superbo Toni Servillo, quasi irriconoscibile in canotta e pancetta esibita.

5) Il primo uomo di Gianni Amelio. Film poco pubblicizzato, è tratto dall'omonimo romanzo (postumo e incompiuto) di Albert Camus e ripercorre le emozioni dello scrittore francese di origine algerina tramite il personaggio principale (Jacques Gamblin) che, adulto e affermato, negli anni '50 torna nella sua Algeria per perorare la sua idea di un paese in cui musulmani e francesi possano convivere in armonia. Stilisticamente elegante e pulito, riesce a essere anche attuale e di forte impegno civile.

6) Cesare deve morire di Paolo e Vittorio Taviani. I riconoscimenti parlano per questo film dei fratelli ottuagenari e inossidabili: Orso d'oro al Festival di Berlino, David di Donatello come miglior film e migliore regia, candidato per l'Italia agli Oscar 2013. All'interno del teatro del carcere di massima sicurezza di Rebibbia i detenuti inscenano il Giulio Cesare di Shakespeare. Sembra un documentario ma non è: questo è il suo bello e la sua pecca.

7) Reality di Matteo Garrone. Dal talentuoso cineasta romano ci si aspetta sempre tanto. Stilisticamente Reality non si discute: la qualità narrativa è seducente e la forza delle immagini imperiosa. Però, come anche la stampa internazionale gli ha contestato, sembra tardivo che la critica al Grande Fratello arrivi proprio nell'anno in cui il GF ha chiuso i battenti. Chi in questo spaccato popolano di Napoli ci vede solo satira contro i reality però si sbaglia. Per questo, nonostante tutto, Garrone è nella mia top ten.

8) Romanzo di una strage di Marco Tullio Giordana . Il regista lombardo apre una delle pagine più drammatiche e torbide della nostra storia recente e ricostruisce l'attentato avvenuto a Milano in piazza Fontana il 12 dicembre 1969. Lo fa con piglio secco e pulito, con estremo rigore pur nella sua interpretazione dei fatti, supportato dalla recitazione sobria di Pierfrancesco Favino nei panni di Giuseppe Pinelli e Valerio Mastandrea in quelli di Luigi Calabresi.

9) Una famiglia perfetta di Paolo Genovese. Confusa tra le uscite più o meno cinepanettoniane di dicembre, pensavo di trovarmi di fronte a una qualunque scontata commedia di Natale. E invece no, l'originalità brilla e, tra realtà e finzione, ci sono momenti davvero esilaranti, soprattutto quando entra in scena Francesca Neri.  

10) ACAB di Stefano Sollima. La sigla si scioglie in "All cops are bastards", ovvero "Tutti gli sbirri sono bastardi". L'esordio al cinema del regista televisivo ci mostra i fatti più sanguinosi e inquietanti degli ultimi anni, dal G8 di Genova all'uccisione del tifoso laziale Gabriele Sandri, ma dal punto di vista dei poliziotti. Però mica i poliziotti rassicuranti di Distretto di polizia o La squadra. Qui ci sono i celerini, provenienti dalle periferie romane, solitari e carichi di energia pronta a esplodere.

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