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Gianluca Morozzi torna al noir con Cicatrici. Intervista semi-seria all'autore

Gianluca Morozzi torna in libreria con il suo primo romanzo noir dai tempi di Blackout, Cicatrici. Lo abbiamo intervistato

Gianluca Morozzi torna al noir con Cicatrici. Intervista semi-seria all'autore Gianluca Morozzi torna al noir con Cicatrici. Intervista semi-seria all'autore
di Fabio Deotto

La prima volta che ho letto Gianluca Morozzi era notte. Le tre di una notte triste, buia e tempestosa. Sulla pancia avevo una copia chiusa de L'era del porco : “Leggi il primo paragrafo" mi aveva detto un amico "e vedrai che stai meglio”. Lessi il primo paragrafo, e iniziai a ridere. Forte, a crepapelle.

Era il 2005, da allora Gianluca Morozzi, acerrimo tifoso del Bologna e granitico springsteeniano, ha pubblicato un'altra decina tra romanzi, fumetti e monografie sul rock'n'roll, ha girato l'Italia e l'Europa e ha moltiplicato la sua schiera di adepti. Oggi nelle librerie esce la sua ultima creazione, Cicatrici (231 pagine, Guanda). Ne abbiamo parlato direttamente con lui.

Tre domande secche su Cicatrici per rompere il ghiaccio: Cos'è? Perchè? Per chi è?

È un romanzo progressive-noir, scritto perché un sacco di lettori e anche un po' il mio editore mi dicevano "Quando fai un altro Blackout?", per chi apprezza il genere, sì, ma preferisce Twin Peaks a Don Matteo.

Un tipografo che uccide con un coltello da cucina, un padre che stermina la famiglia... è dai tempi di Blackout che non mettevi tanto sangue in un romanzo, sbaglio?

Se non contiamo i fumetti, tipo la lingua tagliata con le forbici - gli occhi cuciti - il topo orwelliano de Il vangelo del coyote , o tutte le atrocità di FactorY, mi sa che hai ragione. Ma a me piace mettere il sangue, ogni tanto, quando non ho voglia di far ridere.

Hai pescato dal cilindro il nome Progressive Noir. Vuoi spiegarcelo?

Lo scorso anno c'è stato un dibattito sul post-noir, ovvero un genere che, pur partendo da un elemento di suspence, era legato all'introspezione dei personaggi. Allora, come paragone con post-rock, io ho pensato che questo romanzo, come il prossimo ("Stanotte muoio"), potrebbero essere definiti progressive noir... nel senso che sconfinano tra i generi, cambiano ritmo e atmosfere, scardinando la classica forma canzone. Ops, la forma del noir.

E allora l'Era del Porco, possiamo chiamarlo Neorealismo Grunge?

Con questa bellissima definizione mi ci faccio una maglietta. E la metto su facebook.

Tre cose non sono mai mancate nei tuoi romanzi. La musica (quella vera), il calcio (del Bologna) e viscerali catartiche risate. Cosa ritroveremo in Cicatrici?

Nessuna delle tre! Musica, c'è Eleanor Rigby, c'è il traditional irlandese Mrs. McGrath, e qualche citazione in apertura dei capitoli. Calcio, neppure un po'. Risate, zero. Paura, eh?

E ora una serie di botta e risposta: Beatles o Rolling Stones?

Tutti e due e anche gli Who.

Narrativa militante o narrativa ombelicale?

Narrativa che ognuno scrive quello che gli pare come gli pare.

Il romanzo migliore del 2010?

A me è piaciuto molto I cariolanti di Sacha Naspini. Ma anche l'ultimo di Tullio Avoledo.

Dick, Asimov, Vonnegut o Ballard?

Vonnegut.

Franzen o Palahniuk?

Palahniuk.

Moccia o Patterson?

Nessuno dei due?

E il romanzo più immondo del 2010?

Quell'inedito di Paolo Coelho che si trova vicino alla cassa degli autogrill, alla pari con l'ultimo di Amelie Nothomb.

Batman o L'Uomo Ragno?

Nooo, dai... che domanda... ho cinque scaffali di Uomo Ragno qui alla mia sinistra, quattro scaffali di Batman qui alla mia destra... voglio bene sia al babbo che alla mamma!

L'era del porco o Despero?

L'era del porco.

Ora, chiederti di dare un consiglio ai giovani scrittori sarebbe banale, te lo risparmio. Cosa NON dovrebbe fare un giovane scrittore?

Farsi influenzare dai commenti ai post dei siti letterari. O farsi influenzare dalle interviste a scrittori o critici che contengano la frase "siamo stanchi di romanzi che parlano di..." oppure "al giorno d'oggi gli scrittori hanno il dovere di scrivere di..." Gli scrittori non hanno il dovere di scrivere proprio niente se non buoni libri, e se sei stanco di romanzi che parlano di (segue idiosincrasia personale), be', parla per te!

Conoscendoti, come minimo starai già lavorando ad almeno altri tre romanzi. Ti va di aggiornarci?

"Stanotte muoio" è un progressive noir un po' più divertente ma anche piuttosto terrificante, è il mio primo romanzo con un io narrante femminile (una studentessa fuorisede a Bologna), e suppongo che uscirà per Guanda nel 2011. "L'uomo liscio" e "La tempesta" stanno nascendo un po' alla volta... ma segnatevi questi altri titoli, nel frattempo: "Serena variabile", "Spargere il sale", "Bob Dylan spiegato a una fan di Madonna e dei Queen", "Cadiamo tutti quanti come mosche", "Un cuore coperto di piume", "Lo strano mestiere". Usciranno tutti.

Sei al 14esimo libro, economicamente sei tranquillo, i tuoi romanzi diventano film (Blackout) e hai un nutrita squadra di fedelissimi fan. Domanda abusata: cosa vuoi di più dalla vita?

Voglio che si faccia il film dell'Era del porco. Voglio collaborare al film dell'Era del porco. E diventare dieci volte più famoso di adesso, senza sputtanarmi neppure un po'.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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