A far venire l’acquolina in bocca per prima è stata Babette. No, non la cuoca del celebre film di Gabriel Axel ma Babette de Rozières in carne e ossa, proprietaria dell’ormai famosissimo ristorante parigino La table de Babette che abbandonati per un attimo i fornelli ha scritto di getto Créole pubblicato da Phaidon. Un libro che non è un semplice volume di ricette, anche se tecnicamente ne contiene ben 160, ma un vero atto d’amore alla cucina creola della Guadalupa di cui l’autrice è originaria.
Da una pagina all’altra si scivola, prima con l’immaginazione poi si spera anche nella realtà, da generosissimi piatti a base di pesce e crostacei a speziati contorni di verdure, per non parlare di cocktail e frappè che sono un mix di profumi francesi, spagnoli, indiani e africani.
Con meno aromi e fascino tropicale ma sempre di grande curiosità sono in uscita altri due nuovi volumi da far perdere la testa, almeno ai fornelli.
A tavola con Leopardi, edito da Lupetti ripercorre, infatti, l’itinerario gastronomico che accompagnò l’illustre poeta nel periodo napoletano della sua vita, tra il 1833 e il 1837. Si scopre così, attraverso l’analisi di ben 49 pietanze, che oltre alla melanconia Giacomo Leopardi coltivava le gioie della tavola, di cui era un raffinato gourmet. Come del resto, ad altre latitudini e in altri tempi, anche Nero Wolfe. Nel Manuale di cucina di Nero Wolfe, pubblicato da Sonzogno , il celebre personaggio di Rex Stout torna a far parlare di sé stavolta solo attraverso il linguaggio del cibo, il suo cibo, quello che almeno nei libri amava vedersi portare in tavola. Tra le curiosità non manca perfino uno stufato dello scoiattolo. E se ai palati più difficili ingredienti così particolari proprio non vanno giù, resta almeno il piacere della lettura. Ogni ricetta è, infatti, introdotta da stralci di romanzi di Stout. Perché lo stomaco è più vicino alla testa di quanto non si pensi.
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