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Intervista a Francesco Falconi, fuoriclasse del fantasy italiano

Francesco Falconi, autore di fortunati fantasy per ragazzi e adolescenti, racconta del suo ultimo romanzo Nemesis e della sua attività di scrittore

Intervista a Francesco Falconi, fuoriclasse del fantasy italiano Intervista a Francesco Falconi, fuoriclasse del fantasy italiano

Tag:  default fantasy francesco falconi intervista Nemesis. L'ordine dell'apocalisse

di Fabio Deotto

Francesco Falconi, classe 1976, è un emergente di spicco nella letteratura fantasy made in Italy. Dopo il debutto nel 2006 con il primo capitolo della serie Estasia non si è fermato più: ha scritto ben 8 romanzi in quattro anni, mirati a un pubblico di ragazzi e adolescenti, vendendo decine di migliaia di copie. L'uscita di Nemesis. L'ordine dell'apocalisse , il suo ultimo romanzo edito da Castelvecchi, offre lo spunto per parlare con lui dei suoi libri, di scrittura, di generi e mode.

 

 

Rompiamo il ghiaccio partendo dal tuo nuovo romanzo, Nemesis. Cos'è, com'è stato scriverlo e perché l'hai scritto?

Nemesis nasce dalla mia passione sulla letteratura di Angeli e Demoni e dal desiderio di creare una storia che abbattesse i cliché del genere in un’ambientazione reale come quella delle Highlands scozzesi. Angeli contro Demoni, proprio come i due protagonisti, Ellen e Kevin, che si trovano a dover scegliere tra il loro amore e il dovere di appartenenza alla propria razza, in una sorta di Montecchi e Capuleti reinventata in chiave fantastica. Un romanzo dove i protagonisti sono la gioia e il dolore, legati dall’indissolubile filo dell’esperienza, così come dice l’epigrafe di Ramòn de Campoamor che apre il romanzo: «Non esiste grido di dolore senza alla fine un’eco di gioia».

Domanda sicuramente abusata: cosa ti ha spinto verso il fantasy?

Ma lo sai che non è una domanda abusata affatto? Solo una volta me l’hanno posta, chiedendomi però se ero un sociopatico o avevo qualche problema di dissociazione mentale. Inutile dirti che l’intervistatrice era una maestrina che non capiva nulla di fantasy ma adorava stare in cattedra. Comunque, non credo che sia lo scrittore a scegliere il genere, è il genere a sceglierlo. Così è stato per me, fin da quando scrissi il mio primo romanzo a 14 anni, influenzato dalle opere di Michael Ende. Se ci si sforza di seguire la linea Moccia o Brown perché va di moda e ci potrebbe lanciare come scrittori veline, è un fiasco assicurato. No way. Un autore deve conoscere il proprio genere letterario e sentirsi totalmente a suo agio, senza costrizioni.

Quando si parla di fantascienza, spuntano ovunque menagrami pronti a dichiarare la morte del genere in Italia. Il fantasy invece come sta?

Perché il 99% dei critici mangia il pane dell’ignoranza e beve il vino del pregiudizio, credendo che nel 2010 la fantascienza sia ancora sinonimo di alieni sull’astronave fotonica a giro nell’ultraspazio, il fantasy la storiella dell’elfetto che sale in groppa al drago per salvare la dama sfigata dall’orco cattivone. Il genere fantastico si sta evolvendo anno dopo anno, assumendo connotazioni sempre diverse, contaminandosi, modernizzandosi, frantumandosi in vari sottogeneri. L’high fantasy alla Tolkien ne è solo un esempio, ed è ormai abbastanza saturo e in declino, mentre si affacciano lo steampunk, il weird, il paranormal romance, l’urban fantasy e via dicendo.

Pensi che il successo del genere sia legato a doppio filo con la situazione cinematografica? Al tempo Il Signore degli Anelli ha smosso le acque aiutando una ragazza come Licia Troisi ad emergere, ora Twilight sta facendo lo stesso con lo young adult e le storie di vampiri. In quale misura queste “mode” hanno influenzato le vendite delle tue opere?

Senza dubbio il cinema ha influenzato molto la rinascita del genere fantastico, grazie a film come Il Signore degli Anelli e Harry Potter . In fondo è stato uno scambio duale: il fantasy ha aiutato il cinema e viceversa. Questo, al contempo, ha svegliato l’interesse degli editori sulla letteratura fantastica, da troppo tempo ferma sugli scaffali dove campeggiavano i soliti noti, e li hanno spinti a investire su nuove storie. Sono arrivato al momento giusto e questa situazione mi ha sicuramente aiutato a emergere, anche se i miei libri non hanno beneficiato dell’effetto Tolkien o Meyer, visto che non ho mai scritto un high fantasy né trattato di vampiri (e credo che mai lo farò). Poi c’è il rovescio della medaglia: molti editori hanno seguito a occhi chiusi la moda del fantasy, senza conoscerlo né essere capaci di editarlo e promuoverlo. Questo, purtroppo, ha portato sia nel nostro paese che all’estero alla sovraesposizione del genere con romanzi di dubbia qualità.

Lo young adult e l'urban fantasy vanno alla grande di questi tempi. Cosa può fare un autore esordiente per emergere?

Prendere atto che non è affatto facile emergere, che la propria opera va violentata finché non raggiunge un livello di maturità tale da poter essere proposta a un buon editore. Ergo, serve abnegazione, capacità di mettersi in discussione, testardaggine e tanta passione. Ma soprattutto, serve la necessità di raccontare. Sono doti difficili da scovare. È molto più semplice e meno faticoso accanirsi con editori e scrittori editi, inventarsi complotti fantapolitici, vedere spinte e imbrogli ovunque, nascondendosi dietro un nick in rete. Questo, ovviamente, è solo l’alibi per non rileggere il proprio scritto e ammettere che è una schifezza.

Altra domanda abusata: gli ebook, puro hype o opportunità? Hai qualche progetto al riguardo?

Una via di mezzo. Oggi come oggi c’è tanta fuffa, tanto parlottare e pochi fatti concreti sia da parte degli editori (che ci infilano il DRM e si autoboicottano con prezzi ebook simili al cartaceo), sia da parte dei lettori (in pochi leggono ebook), sia da parte degli autori (convinti nella rivoluzione del digitale e nel libero mercato, quando continueranno a vincere i grossi gruppi editoriali). Fuffa, dicevo. Perché l’interesse degli editori ci sarà solo quando saranno i lettori a desiderare gli ebook. Ma il passaggio non sarà così banale come nel caso CD-MP3, serve l’educazione scolastica. Quindi, minimo una decina di anni, almeno in Italia, come spesso racconto sul mio blog. Io non ho progetti esclusivamente in ebook, ma spingo l’editore a pubblicare le versioni digitali dei miei libri.

E ora, qualche botta e risposta: un autore fantasy che tutti dovrebbero leggere?

Jonathan Stroud (ma se la batte con Neil Gaiman).

Uno che dovrebbe essere proibito?

J.R. Ward (in lotta feroce con la J. Lisa Smith). No, non è colpa della J iniziale. J.K. Rowling ha scritto degli ottimi libri.

G.R.R. Martin o J.R.R. Tolkien?

G.R.R. Martin, senza ombra di dubbio.

Patterson o la Meyer?

King?

Il romanzo più sorprendente del 2010?

Di quelli che ho letto quest’anno, La strada di Cormac McCarthy (a pari merito con Il bambino con il pigiama a righe di John Boyne).

Il più vergognoso?

Nulla di vergognoso, cerco di non farmi fregare informandomi bene prima di comprare. Tuttavia Le luci nelle case degli altri di Chiara Gamberale ha deluso le mie aspettative.

Per finire, territorio franco: hai tre righe per dire quello che ti pare, pesale bene.

La scrittura non è un mestiere. Non è un hobby. Né una passione. È un’esigenza di cui non si può far a meno. Perché senza ti senti soffocare. E sai che è l’unico modo per liberare quella bestia che ti strangola. Se provi questo, allora vuol dire che hai una bella storia da raccontare.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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