È di questi giorni la notizia ufficiale secondo cui anche la versione cinematografica de Lo Hobbit, il prequel che anticipa le vicende del Signore degli anelli, uscirà in formato trilogia (con l’ormai consueto 3D). Peter Jackson sta già lavorando da tempo all’attesissima trasposizione del capolavoro di J.R.R. Tolkien e, una volta visionato il materiale avanzato dal montaggio delle prime due parti (Un viaggio inaspettato e Andata e ritorno), si sarebbe accorto di avere tra le mani abbastanza “argilla” per poter realizzare anche un terzo capitolo.
Ma le dimensioni reali de Lo Hobbit in formato libro, si sa, non sono esattamente le stesse del suo famoso sequel. Le peripezie del mite Bilbo Baggings, lo zio di Frodo, che intraprende un avventuroso viaggio attraverso la Terra di Mezzo per riconquistare un tesoro custodito dal feroce drago Smaug, sono raccontate in quella che è, citando Wystan Hugh Auden, “la più bella storia per bambini”, un piacevolissimo romanzo da leggere in un fiato, godendo di tutto il meraviglioso intreccio che quel genio di Tolkien costruì in preparazione della successiva colossale Trilogia dell’Anello.
Eppure, nonostante le misure più modeste, anche Lo Hobbit raccoglie tutta una serie di rimandi e sotto-intrecci che ne fanno aumentare notevolmente il “peso specifico”. Del resto, proprio questa fenomenale capacità di costruire un universo capillare, fatto di personaggi più o meno complessi, ambienti, esseri, storie, leggende e addirittura lingue che hanno vita propria oltre la contingenza del romanzo, ha fatto di Tolkien uno degli scrittori fondamentali del Novecento.
Quindi può non sorprendere il fatto che Peter Jackson e i produttori abbiano deciso di imbarcarsi in un lavoro così grande: il materiale necessario c’è n’è in abbondanza.
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