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Scelti per voi: cinque gialli da non perdere

Lasciamo stare le migliaia di novità che escono ogni anno e lasciamo perdere anche i classici come Christie, Simenon e Conan Doyle. Facciamo cinque nomi: Scerbanenco, Lucarelli, Hammett, Glauser e Dürrenmatt. Ecco i titoli

Scelti per voi: cinque gialli da non perdere Scelti per voi: cinque gialli da non perdere

Millecinquecento: secondo i dati più aggiornati, a tanto ammontano i gialli e i polizieschi che ogni anno vengono pubblicati in Italia. Centinaia di veri o presunti “casi editoriali”, una marea di vicende irrisolte, un profluvio di assassini, detective e agenti della centrale che indagano senza l’ombra di un indizio.

Difficile, orientarsi nel mare magno del noir che ogni settimana sbarca con puntualità sconcertante in libreria, spesso a caro prezzo. Per questo, il bidone è sempre dietro l’angolo. Proviamo allora a fare una scelta controcorrente, segnalando cinque libri, magari non freschissimi di stampa, ma che costano poco e valgono davvero qualche ora di lettura.

Tralasciamo i classicissimi: via, quindi, Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Maurice Leblanc, Edgar Wallace e Georges Simenon.

Il primo nome della cinquina è Giorgio Scerbanenco. Qui il lettore può andare davvero a colpo sicuro. Nonostante abbia scritto centinaia di storie, lo scrittore di origine ucraina è difficile che deluda il lettore. Per iniziare, si può virare sul primo caso di Duca Lamberti, Venere privata (ambientato in una Milano che esiste ormai solo nelle cartoline) oppure nell’ultimo caso di Arthur Jelling, L’antro dei filosofi (dove l’ambiente conta o poco punto, soverchiato com’è dal gioco di maestria narrativa che si regge esclusivamente sulla psicologia dei personaggi).

Altro nome, altro italiano: Carlo Lucarelli. In questo caso, lasciate perdere i romanzi o i casi dell’ispettore Coliandro e puntate con determinazione sul commissario De Luca. Meglio: Carta bianca , il debutto letterario dello scrittore nato a Parma, ambientato nei mesi torbidi della Repubblica sociale italiana. Una lettura asciutta, incalzante, incisiva. In un certo senso, il capofila nostrano di un genere imitato (male) da molti epigoni.

Per il terzo nome andiamo oltre confine e citiamo un mostro sacro, Dashiell Hammett. L’indicazione più scontata è Piombo e sangue , ambientato in una sperduta cittadina della provincia americana, ma si può scegliere anche Il falco maltese , il primo caso dove compare il detective Sam Spade. Una sola indicazione. La prosa di Hammett ha due caratteristiche inconfondibili: dialoghi serrati e temi cupi trattati con assoluta ruvidezza, che hanno trasformato lo scrittore americano nell’inventore di un genere, l’hard boiled appunto.

Per la quarta indicazione torniamo in Europa.  Il nome è Friedrich Glauser e anche in questo caso il libro può essere scelto da una rosa piuttosto ampia. Forse è meglio preferire i casi del sergente Studer, magari partendo dal Grafico della febbre , arrivato in Italia grazie agli auspici di Leonardo Sciascia. Attenzione, però: la scrittura di Glauser è spuria e imperfetta e trae tutta la sua forza narrativa dall’irregolarità. Chi cerca quindi storie calligrafiche, meglio che se ne stia alla larga.

Ultimo nome, ultimo caposaldo: Friederich Dürrenmatt.  Sono quattro i romanzi in catalogo (una ventina, i racconti), ma è impossibile trascurare La promessa . Un libro atipico, un giallo rovesciato (meglio: deformato) con protagonista il commissario Matthäi. Se vi raccontiamo la storia, vi raccontiamo tutto. Meglio dire così, allora: in poco meno di duecento pagine, Dürrenmatt manda in soffitta l’utopia del solito determinismo pratico che innerva le trame a tinte fosche e ci ricorda come il miglior giallo è quello non risolto (o risolto troppo tardi, che poi è lo stesso).

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