“La differenza tra letteratura e giornalismo consiste nel fatto che il giornalismo è illeggibile e che la letteratura non viene letta”. Anche se lo ha detto Oscar Wilde, si può senz’altro dire che l’aforisma suona piuttosto falso se applicato al Novecento europeo. Tentiamo di dimostrarlo, provando a segnalare cinque libri, alcuni dei quali poco noti, ma che restano dei capisaldi del settore.
Partiamo da un nome scontato e da una provocazione. Indro Montanelli è stato il giornalista principe del Novecento italiano, eppure l’inchiesta non è il genere in cui ha esattamente dato il meglio di sé . C’è tuttavia un’eccezione: un’antologia pubblicata nel 1965 e mai più ristampata, dal titolo Italia sotto inchiesta. È un monumentale viaggio nel Belpaese condotto da cinque prime lame del giornalismo nostrano: oltre a Montanelli, ci sono Cavallari, Ottone, Piazzesi e Russo. I cinque, durante la direzione di Alfio Russo al Corriere della Sera, fecero rotta in tutte le regioni italiane, raccontando i vizi e i tic di un dopoguerra contraddittorio. Venne fuori un libro pubblicato da Sansoni e mai più ristampato. Per trovarlo, provate a dare un’occhiata sui motori di ricerca delle aste on-line o sui siti delle librerie antiquarie. Costa poco più di un saggio nuovo, ma ne vale la pena.
Il reporter numero uno del Novecento europeo si chiama Ryszard Kapuscinski e, dopo la sua morte, è diventata una vera star anche tra i non addetti ai lavori. In Italia, lo pubblica Feltrinelli. Evitate di imbattervi Nel turbine della storia , una sorta di autobiografia intellettuale troppo mediata e levigata. Puntate dritto su tutto il resto: tra i molti reportage, ne segnaliamo uno, Ancora un giorno . Racconta la guerra di liberazione dell’Angola e per quanto sia stato scritto nel 1975 trasuda ancora di sangue, sudore e lacrime.
Torniamo in Italia. Non si può dimenticare Giorgio Bocca. Lasciamo perdere l’editorialista dell’ultimo decennio e concentriamoci sul fenomenale giornalista della stagione del Giorno. Il libro ideale è Miracolo all’italiana, pubblicato dalle Edizioni Avanti nel 1962 e dedicato al boom economico. Purtroppo, non è più in circolazione da tempo (dunque vale lo stesso discorso su Montanelli). In catalogo, c’è però un buon palliativo. Si intitola E’ la stampa bellezza ed è stato pubblicato qualche tempo fa da Feltrinelli. È una sorta di autobiografia intellettuale, che però – e qui sta il bello - alterna la rievocazione ad alcune delle sue inchieste storiche. Le prime centocinquanta pagine valgono l’acquisto del saggio.
Gli ultimi due titoli sono dedicati a un’istituzione e a una sorpresa. Partiamo dall’istituzione: i quattro Meridiani Mondadori dedicati al giornalismo italiano e curati da Franco Contorbia. Sarebbero da acquistare tutti. Considerati la mole e il costo, scegliamo l’ultimo, dedicato agli ultimi trent’anni del secolo scorso. In un’antologia, applicare il criterio di scelta del perché questo e perché quello sarebbe piuttosto facile. Dunque non lo facciamo. E aggiungiamo pure che qualche valutazione è senz’altro discutibile, come del resto in ogni raccolta; il risultato, però, è decisamente di livello e restituisce un quadro vivace del giornalismo nostrano degli ultimi quarant’anni.
La sorpresa (per così dire) proviene da un giornalista che nel dopoguerra scrisse per L’Europeo e per la Stampa, decisamente poco noto al pubblico dei non addetti ai lavori. Si chiamava Gigi Ghirotti e si ammalò gravemente all’inizio degli anni Settanta. Decise così di trasformare un dramma personale (la sua malattia) in una straordinaria opportunità sociale (raccontare la totale inadeguatezza delle strutture sanitarie pubbliche). Ne venne fuori una mezza dozzina di articoli pubblicati su La Stampa e un libro, ristampato qualche tempo fa da Franco Angeli. Titolo: Il lungo viaggio nel tunnel della malattia . Purtroppo suona ancora oggi attualissimo.
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