• RSS
  • youtube
Home  -  Cultura  -  Libri  -  Se Steve Jobs fosse stato napoletano...

Se Steve Jobs fosse stato napoletano...

Se Steve Jobs fosse stato napoletano... Se Steve Jobs fosse stato napoletano...

Tag:  Antonio Menna economy se steve jobs fosse nato a napoli steve jobs

di Redazione
Steve Jobs memorial
A memorial is shown outside of Steve Jobs house in Palo Alto, Calif., Friday, Oct. 7, 2011. Jobs, the Apple founder and former CEO who invented and masterfully marketed ever-sleeker gadgets that transformed everyday technology, from the personal computer to the iPod and iPhone, died on Wednesday. He was 56. (AP Photo/Paul Sakuma)

Il 17 gennaio esce "Se Steve Jobs fosse nato a Napoli", di Antonio Menna, Sperling & Kupfer editore. Steve Jobs e Steve Wozniak diventano Stefano Lavori e Stefano Vozzini. La storia nasce dal blog di Menna , che è arrivato ad avere oltre 100mila visite in un giorno.

di Antonio Menna

Burocrazia, banche, camorra: in un libro le difficoltà di due giovani che vogliono vendere il loro computer  rivoluzionario. Proprio come il fondatore di Apple. Peccato che il loro garage non sia in California, ma in Campania. Ecco, in anteprima, alcune pagine.

«Le abbiamo già detto. Vogliamo produrre i nostri computer e venderli» disse Lavori.

«Ma come negozio?».

«No, come laboratorio. Li facciamo e poi li portiamo a domicilio di chi li compra. Mica è un negozio questo».

«Potrebbe esserlo e non esserlo. Si configura la vendita ma non necessariamente l’esercizio del commercio. Diciamo che non lo è, poi verifichiamo meglio. Volete fare una società di persone, una società di capitale o una ditta individuale su uno di voi due?» domandò la donna.

«Se può parlare una lingua che capiamo anche noi, è meglio» fece brusco Lavori. L’amico si allarmò e lo guardò spaventato.

Per fortuna la signora si mise a ridere. «Va bene, provo a farmi capire. Volete fare un’impresa insieme voi due?».

«Sì», risposero in coro. «Solo voi due o con altri soci?» «Solo noi». «Avete molti soldi da investire? Mi parrebbe di no».

«Esatto».

«Bene. A occhio e croce direi che dobbiamo fare una società di persone».

«Come dice lei, dottoressa», fece Lavori. «Nello specifico, direi una Snc». «Come dice lei, dottoressa» disse ancora Lavori. «Dobbiamo, però, fare una serie di passaggi, di procedure.

Mi spiego? Me ne posso occupare io ma voglio che voi sappiate tutto prima. Quindi armatevi di pazienza e ascoltatemi. Facciamo una Snc ai sensi degli articoli 2.291-2.312 del codice civile, con i due soci al cinquanta

e cinquanta che sono anche soci d’opera, perché ci lavorano dentro».

... «Poi dobbiamo iscrivere l’impresa ai registri della Camera di commercio; prima dovremmo decidere a quale. Sono incerta tra industria e artigianato. Ma forse più la seconda. Contemporaneamente dobbiamo aprire la partita Iva. Per iscriverci ai registri, ci vogliono la firma digitale e la posta elettronica certificata perché ormai le procedure sono unificate e telematiche. Le dovete attivare perché vi servono anche dopo.

... «Dopo la partita Iva, dobbiamo aprire le posizioni Inps e Inail, poi dobbiamo preparare i libri contabili, vidimarli e conservarli. Voi, probabilmente, siete una Aee».

La donna prese uno dei libroni sul tavolino e cominciò a sfogliarlo.

«Sì, ecco qui. Attività tendenzialmente artigiana che si occupa di apparecchi che hanno bisogno di alimentatore a pile o a corrente. Questo significa che entrate nella fattispecie del decreto legislativo 151 del 2005 sui Raee, per i rifiuti speciali elettronici. Dovete iscrivervi al registro dei produttori delle apparecchiature

elettriche ed elettroniche. È importante perché ci sono oneri per la raccolta dei rifiuti speciali che dovete sostenere. Il registro è aperto presso il ministero dell’Ambiente ed è depositato alla Camera di commercio. Su questo registro dovete fare annotare quanti apparecchi immettete sul mercato. Bisogna fare molta attenzione perché, se dimenticate l’iscrizione, potreste avere centomila euro di multa».

... «Per i rifiuti dobbiamo aprire anche un registro di carico e scarico, che mi pare siano numerati e vidimati dalla Camera di commercio. E poi, forse, il Mud, il modello unico di dichiarazione ambientale della legge 70, ma

devo capire se rientra tra i vostri adempimenti. Ovviamente, poi, bisognerà tenere la contabilità, e tutti i libri vidimati. I libri sociali, il libro giornale, il libro degli inventari, i registri Iva, i bilanci. Vi sto dicendo le cose com’erano un mese fa, poi bisogna verificare. Qui le leggi, i regolamenti, le procedure cambiano giorno per giorno».

... «Dovete pagare il notaio, i contributi per l’iscrizione ai vari registri, i bolli, le vidimazioni, alcuni bollettini di conto corrente, diritti di segreteria e, se volete che faccia tutto un professionista, io o un altro, e non può essere diversamente perché da soli difficilmente ce la potrete fare, c’è anche l’onorario».

... «Mettersi in regola è faticoso e costoso. Ma fare un’impresa è una cosa seria, non è un gioco».

«Anche la nostra idea è una cosa seria» replicò Lavori.

«Non ne dubito» precisò la donna «il mio lavoro è dirvi come stanno le cose. Poi decidete voi.»

... «Oltre a mettervi in regola come impresa» attaccò la donna «dovete mettere a norma anche i locali che ospiteranno l’attività. Quali sono? Ce li avete già?».

«Glielo abbiamo detto, è il garage di mio padre» disse Lavori.

«Se ne avete la proprietà è meglio. Così gli interventi che ci dovete fare restano a voi. Sono, in qualche modo, degli investimenti».

«Interventi? Noi non possiamo muovere niente».

«Temo che qualche cosa si debba fare. La normativa è rigida. I rischi sono alti. Le multe più salate colpiscono proprio la mancata idoneità dei luoghi di lavoro».

«Ci spieghi meglio, per favore» sussurrò Vozzini.

«I locali dove farete l’attività devono corrispondere a precisi criteri normativi rispetto all’igiene e alla sicurezza». La donna afferrò di nuovo il librone sul tavolo e lesse: «Ci sono il Dpr 547/1955 sulle norme per la

prevenzione degli infortuni sul lavoro, il Dpr 303/1956 sulle norme generali per l’igiene del lavoro, il decreto 493/1996 sulla segnaletica di sicurezza sul posto di lavoro, il decreto legislativo 626/1994 sulla sicurezza e salute dei lavoratori nei luoghi di lavoro...».

«Si fermi, si fermi» fece Vozzini «basta così.»

La donna sembrò non averlo sentito: «Ci sono le norme urbanistiche, la destinazione d’uso dei locali, le dimensioni minime, l’altezza netta, la cubatura, la superficie a disposizione di ciascun lavoratore, i pavimenti che, per esempio, devono essere privi di protuberanze, cavità o piani inclinati pericolosi, devono essere fissi, stabili e antisdrucciolevoli. L’illuminazione deve essere naturale o comunque salvaguardare la salute di chi ci lavora, la temperatura deve essere adeguata all’organismo e bisogna garantire una sufficiente aerazione...».

«Dottò, ma quello è un garage. Anzi, nemmeno. Quelle sono due grotte di tufo scavate sotto il livello del garage» ...

In libreria dal 17 gennaio

Antonio Menna, Se Steve Jobs fosse nato a Napoli, Sperling & Kupfer

  • Vai a:
     
     
    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
14
Commenti
TUTTI
PIÙ POPOLARI
Loading...
Loading...
Nessun commento inserito
  • Per commentare gli articoli devi essere iscritto a panorama.it
  • Puoi farlo anche utilizzando il tuo account facebook

Speciali

Video Hot