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Tu non sei un gadget, il manifesto anti-open source di Jaron Lanier

Jaron Lamier continua la battaglia contro la corsa sfrenata all'open-source con Tu non sei un gadget, manifesto contro il Maoismo Digitale

Tu non sei un gadget, il manifesto anti-open source di Jaron Lanier Tu non sei un gadget, il manifesto anti-open source di Jaron Lanier

Tag:  default internet Jaron Lamier Manifesto maoismo digitale

di Fabio Deotto

Sorpresa: mentre in tutto il mondo non si fa altro che celebrare l'open-source e il libero accesso alla cultura mediante il Web, uno dei 100 uomini più influenti secondo il Time decide di stigmatizzare il trend dell'open-content come qualcosa di pericoloso, etichettandolo come “Maoismo Digitale”. Stiamo parlando di Jaron Lanier, conclamato guru del mondo informatico e pioniere della realtà virtuale negli anni '80. Il suo Tu non sei un gadget , è un vero e proprio manifesto contro la svalutazione dei contenuti (e degli uomini stessi) ad opera della Rete.

L’attuale cultura dominante di Internet è la discendente di quella che fu la cultura radicale del primo Internetspiega LanierSfortunatamente le idee sono motivate in parte dalla negazione della natura biologica della persona. I nuovi veri credenti cercano di concepire se stessi come delle specie di macchine astratte fatte di immortale informazione, e non più come creature incasinate, corporee e mortali. Questo non è altro che un nuovo approccio verso un’antica follia: la negazione psicologica dell’invecchiamento e della morte”.

Ma, stando all’analisi di Lanier, la china che Internet sta percorrendo non è brutta solo perché va a stimolare l’ansia di immortalità e di potere degli uomini, ma anche perché permette loro di sguinzagliare il loro lato più sadico e oscuro. L’anonimità che la Rete garantisce, tramite diversi canali, consente a milioni di persone di sfogare senza filtro tutto il nero che hanno dentro, inquinando di fatto quello che potrebbe (e dovrebbe) essere una piazza straodinariamente ampia dove scambiarsi opinioni e costruire idee.

Non solo, la possibilità di ottenere gratuitamente (e in alcuni casi di riutilizzare e modificare) una grande varietà di contenuti culturali, potrebbe portare in un futuro troppo lontano alla loro sostanziale svalutazione. Perché se da un lato l’utilizzo open-source dei contenuti culturali può favorire la rielaborazione creativa e la velocità di diffusione di un’idea, dall’altro lato la continua frammentazione dei contenuti e il progressivo scollamento tra questi frammenti e il loro punto di origine (l’opera o l’autore) li portano a diventare dei bagliori isolati privi di peso specifico. E, in molti casi, impossibili da ricondurre all’idea originale.

Tu non sei un gadget non è una catastrofica preconizzazione di un futuro privo di contenuti forti, bensì il manifesto per un totale ripensamento della Rete, a beneficio delle idee e della loro imperfetta, sporca, umanità.

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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