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Una montagna: come gli americani vorrebbero nascondere scorie radioattive per i prossimi 10.000 anni

A 24 anni da Chernobyl, un autore americano illustra una soluzione pazzoide al problema delle scorie nucleari: le Yucca Mountains

Una montagna: come gli americani vorrebbero nascondere scorie radioattive per i prossimi 10.000 anni Una montagna: come gli americani vorrebbero nascondere scorie radioattive per i prossimi 10.000 anni

Tag:  John D'Agata nucleare Obama scorie radioattive Una montagna

di Fabio Deotto

In questi giorni di profonda preoccupazione per le conseguenze ambientali del catastrofico incidente alla piattaforma petrolifera nel golfo del Messico, Una montagna, di John D'Agata esce nelle librerie italiane e pone l'accento su un'altra possibile eco-minaccia: lo stoccaggio di migliaia di tonnellate di scorie radioattive nel cuore delle Yucca Mountains, una formazione montuosa a un centinaio di chilometri dalla iperattiva Las Vegas.

Il progetto , in studio fin dalla fine degli anni '70, prevede di svuotare la parte più interna della montagna per riempirla con più di 70.000 tonnellate di rifiuti nucleari che potranno riposare "indisturbati" per almeno 10.000 anni. In Una montagna (189 pagine, ISBN edizioni), John D'Agata (giornalista ed editorialista della rivista The Believer) affronta l'argomento scegliendo una cornice narrativa non-fiction che unisce il mastodontico progetto Yucca, il suicidio di un ragazzino avvenuto nel 2002 e il suo personalissimo ricordo del giorno in cui ha aiutato la made a traslocare nei sobborghi di Las Vegas.

Al di là della dimensione narrativa che D'Agata ha scelto per fare da palcoscenico al suo reportage, Una montagna è in realtà frutto di un enorme lavoro giornalistico, mesi di studio durante i quali lo scrittore ha sviscerato gli aspetti più discussi del progetto (per ora messo in sospeso dal presidente Obama) che potrebbe trasformare il Nevada in un calderone nucleare color roccia. Innanzitutto non è affatto certo che questa cassaforte naturale riuscirà a proteggere le scorie per 10.000 anni, potrebbero essere di meno, ma potrebbero anche essere di più. Quella scelta dai progettatori è infatti una data simbolica che serve più a tranquillizzare gli animi che a dare un'indicazione plausibile. Inoltre, passati 10.000 anni le scorie non avrebbero esaurito il loro potenziale contaminante.

Bisognerebbe anche considerare il fatto che fra qualche millennio probabilmente la nostra civilità sarà mutata, ed è probabile che avrà sviluppato un linguaggio totalmente diverso dal nostro. Allora, come preparare cartelli d'avvertimento comprensibili anche dalle generazioni future, come evitare, in sostanza, che qualche nostalgico del petrolio fra qualche migliaio di anni si metta a trivellare proprio la scorza dura delle Yucca?

Questi sono solo alcuni dei quesiti affrontati nell'efficace libro di John D'Agata, ad oggi uno strumento unico per approfondire i retroscena di un'impresa tanto ambiziosa quanto dissennata.

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