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È morto Antonio Tabucchi: cinque libri per ricordarlo

Alla fine se ne è andato nella sua Lisbona. Non poteva che essere così. Accompagnato dallo sguardo di Bernardo Soares, l'eteronimo di Pessoa nel Libro dell'Inquietudine. Altri titoli per ricordare Antonio Tabucchi

È morto Antonio Tabucchi: cinque libri per ricordarlo È morto Antonio Tabucchi: cinque libri per ricordarlo
di Luigi Gavazzi

Alla fine se ne è andato nella "sua" Lisbona. La città di Fernando Pessoa e di Bernardo Soares, il contabile che sta alla finestra, protagonista-narratore del Libro dell'Inquietudine. Il libro che Antonio Tabucchi amava forse più di ogni altro. L'autore, Pessoa, che amava più di ogni altro.  

Antonio Tabucchi aveva scritto molto, molto sul Portogallo.  Ovviamente viene in mente prima di tutto Sostiene Pereira (Feltrinelli) del 1994. Un romanzo che gli diede anche notorietà, con quel sottile ma indistruttibile senso di resistenza alla dittatura di Salazar nel nome della dignità e della libertà.  

O, sempre in questa linea, La testa perduta di Damasceno Monteiro (Feltrinelli), tre anni dopo, con qualcuno che aveva storto il naso, accusandolo di riprovare, con una variazione sul tema, solo nel nome del successo.  

Ma qui, sorpreso dalla notizia della sua morte e in attesa di leggere domani sui giornali i critici che ce lo ricorderanno in tutte le sue pieghe, voglio ricordare il mio Tabucchi con altri tre titoli fra i molti della  sua produzione.  

Prima di tutto un saggio del 1990: Un baule pieno di gente (Feltrinelli). È una raccolta di scritti su, appunto, Fernando Pessoa. Con un ragionare davvero illuminante attorno al tema dell'eteronimia. In particolare, ricordo con grande piacere - e proprio in questi minuti in cui è arrivata la notizia della scomparsa di Tabucchi sono andato a riprendermelo dallo scaffale nel quale era nascosto, questo libretto Feltrinelli Universale Economica - dicevo, ricordo con immenso piacere il saggio "Una vita tante vite", nel quale Tabucchi elenca e riassume gli eteronimi di Pessoa. Piacere puro.  

Poi Donna di Porto Pim, (Sellerio), i belli, a volte struggenti, racconti su e dalle Azzorre, pubblicati per la prima volta nel 1983. Ricordo che alla lettura di questo libretto mi rimase impresso in particolare il racconto "Antero de Quental": otto paginette per narrare la vita di un figlio di un possidente delle Azzorre che nella seconda metà dell'Ottocento lascia le isole, viaggia per il mondo sulla spinta di grandi ideali socialisti e libertari, per tornare, deluso e disilluso. E concludere tragicamente la vita l'11 settembre del 1891.  

Nel 2010 invece, da Feltrinelli, Tabucchi si decide a pubblicare, rivisti e levigati, molti dei suoi scritti - articoli, brevi saggi, osservazioni - dedicati al viaggio: in luoghi geografici, spesso accompagnati da idee e ricordi letterari. Viaggi e altri viaggi.

L'ultimo libro che mi piace ricordare, ovviamente non è un libro di Tabucchi. Lui, credo, me lo perdonerebbe. Perché  è proprio il Libro dell'inquietudine del suo Fernando Pessoa. Proprio qualche giorno fa ne abbiamo parlato in redazione, al momento di preparare il post sui libri dedicati a Lisbona . Questo libro, immenso, per ricordare Tabucchi: anche perché tutti gli eteronimi di Pessoa, primo fra tutti, Bernardo Soares, il contabile alla finestra nel palazzo della Baixa, oggi avranno accolto Tabucchi alla fine del suo viaggio.  

@Gruppodilettura

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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