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Jimi Hendrix: la recensione di People, Hell and Angels

Esce il nuovo album: 12 brani inediti del più grande chitarrista di tutti i tempi

Jimi Hendrix: la recensione di People, Hell and Angels Jimi Hendrix: la recensione di People, Hell and Angels
Jimi Hendrix (al centro) tra Noel Redding (a sinistra) e Mitch Mitchell (Getty Images)
di Gianni Poglio

Chissà dove erano custoditi i brani che compongono il nuovo album di Jimi Hendrix,12 inediti in tutto, recuperati da qualche archivio segreto a disposizione della famiglia. Il sound è quello inconfondibile di Jimi, un inestricabile mix tra blues, soul, rock e psichedelia. Canzoni intriganti rese speciali dal tocco e dalla genialità di quello che è considerato il più grande chitarrista di tutti i tempi. Tra le perle del cd, Somewhere, impreziosita da un solo spettacolare quanto accessibile. Per dirla tutta, non è che queste pubblicazioni postume aggiungano molto a quel che già sappiamo di Hendrix. Eppure non sono inutili. Splendida la qualità del suono a cura di Eddie Kramer, fonico e produttore dal tocco magico. Kramer è l'uomo che registrò in presa diretta il leggendario concerto di Jimi a Woodstock nel 1969.

Certo, è innegabile che sentire nuove note e nuovi brani di un artista di questa statura non lascia indifferenti. Le canzoni dell'album sono state tutte scritte e registrate tra il 1968 e il 1970, anni in cui Jimi pubblicava album a raffica. Un dettaglio che la dice lunga sullo straordinario stato di grazia del chitarrista. Scriveva, provava e registrava: Inarrestabile, come se il flusso della musica si fosse impossessato del suo tempo, dei suoi giorni e delle sue notti. Nessun brano di questo album è inutile, anzi in ogni canzone c'è qualcosa che merita di essere ricordato. Uno stacco, un riff, un assolo piuttosto che un giro di basso. In Mojo man come in Villanova junction blues. Quel che fa la differenza nei pezzi di Hendrix è l'approccio alla musica che non è mai banale o scontato. Quel che si respira è il desiderio di suonare di sperimentare, di non avere una direzione da seguire, perché quel che guida tutto, alla fine, sono le buone vibrazioni. Che in questo album non mancano. Welcome back, Jimi.

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