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Mark Knopfler: la recensione del nuovo album

Privateering: un disco bellissimo, tra country e Dire Straits

Mark Knopfler: la recensione del nuovo album Mark Knopfler: la recensione del nuovo album
Mark Knopfler live (Olycom)

Tag:  Classic Rock Mark Knopfler

di Tony Romano

La Fender Stratocaster di Mark Knopfler è un marchio di fabbrica. Quel suono, lo stile ed il modo in cui le sue mani scivolano sul manico è inconfondibile e difficilmente lascia indifferente chi si ferma ad ascoltarlo anche svogliatamente. L’ex Dire Straits torna con un nuovo progetto racchiuso in un doppio album, un’ardua impresa, specialmente di questi tempi.

Privateering è composto da 20 tracce inedite che sanno di Delta, di Irlanda e di Country e raccontano temi sociali e storie di persone e d’amore. L’inizio è affidato a Redbud Tree, una ballad country che ricorda le sonorità di Johnny Cash, ma è con Don’t Forget Your Hat che l’atmosfera si accende: un serratissimo blues che profuma di John Mayall e Mississippi e fa inevitabilmente battere il piede a tempo. La title track narra di storie di pirati che solcano gli oceani in cerca di tesori ed è un esperimento ben riuscito di blues celtico, molto particolare.

Go, Love strizza l’occhio al sound dei migliori Dire Straits lasciando spazio alla fine ad un lungo solo di chitarra, delicatissimo. Un capitolo a parte merita Hot or What, un blues suonato meravigliosamente ed impreziosito dalla magistrale armonica di Kim Wilson. In Radio City Serenade, troviamo la partecipazione di Chris Botti che con la sua splendida tromba addolcisce il brano, lasciando un retrogusto malinconico. Knopfler, che al momento è impegnato nel tour americano con Bob Dylan, arriverà in Italia con 7 tappe nel 2013. Un’ottima occasione per ascoltare dal vivo un grande artista e un grande disco.

Mark Knopfler: Privateering live

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    ©RIPRODUZIONE RISERVATA
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