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Nina Zilli, "L'amore è femmina": la recensione dell'album più atteso di Sanremo 2012

Pronta per il nuovo show di Fiorello, ecco un'approfondimento sul nuovo disco di inediti, che segue il grande successo di "Sempre lontano". Dal palco dell'Ariston, eleganza e passione di un'interprete inattaccabile. Eppure...

Nina Zilli, "L'amore è femmina": la recensione dell'album più atteso di Sanremo 2012 Nina Zilli, "L'amore è femmina": la recensione dell'album più atteso di Sanremo 2012
Credits: La Presse
di Alessandro Alicandri

Nina Zilli è inattaccabile. La sua voce è ipnotica, le sue doti interpretative hanno trovato la massima espressione a Sanremo 2012 con lo splendido brano "Per sempre": l'abbiamo attesa per due anni e ne abbiamo percepiti quattro, perché ci mancava, perché "il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un'artista". Da "Sempre lontano" a "L'amore è femmina", in mezzo è successo qualcosa. Qualcosa che non sembra essere corrispondente alle attese.

Non ce ne importa nulla se ricalca in qualche modo Amy Winehouse , non è importante che riprenda lo stile espressivo di Mina. L'album, compresa appieno la costante sound che è il marchio di fabbrica di chi canta, l'investimento andava fatto sui testi. Lo sforzo è stato quello di spostare il baricentro verso un prodotto più popolare, meno di nicchia. È stato fatto, proprio nell'era dove il pubblico apprezza il coraggio di una scelta uniforme, alternativa e in apparenza non modaiola. Avrà fatto bene?

Perché lei è nata diversa: ha il genoma di chi canta gli anni 60' e '70 oggi, per ricordarci che esisteun modo di utilizzare la voce gratificante, eccitante, positivo. Quell'identità così forte, così schiacciante, qui risulta un po' appiattita. "Sulle strade" parte benissimo ma ha un ritornello che non è un bel biglietto da visita, "Una notte" è un po' fredda al tatto. L'album è un omaggio senza devozione, freschezza senza menta balsamica.

L'ascolto risale dalla title track (ottima) in poi, "La felicità" è un pezzo conturbante. Ma dove sono i testi piccanti, le parole efficaci, l'eleganza declinata in quel sound della Motown in chiave femminista che vediamo sfumata solo in "Non qui"? Ci sono aspetti belli in "Piangono le viole", una bella scrittura per "La casa sull'albero". Pochi guizzi, scarse speranze. Come dire: se non fosse Nina Zilli nella sua più eccellente magnificenza, questo si potrebbe definire un album mediocre.

Viene voglia di sentirla cantare nel nuovo show di Giorgio Panariello ("Panariello non esiste") in onda da lunedì 4 marzo su Canale 5 dove sarà ospite fissa, ci stupirà ancora una volta con la sua bellezza che non è solo esteriore. Viene persino voglia di vedere quel disco per settimane nella top ten degli album più venduti, per dare respiro a un nome che merita l'eccellenza. Ma la condizione è che in futuro faccia un passo indietro nell'intenzione per farne dieci avanti in profondità e spessore.

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